31ago2020

Fare futuro. Oggi: In uscita dal lock-down, cosa succederà nel mondo del lavoro? Cosa cambierà e come? Quali aziende reggeranno davvero allo tsunami “covid-19”?


 

In uscita dal lock-down, cosa succederà nel mondo del lavoro? Cosa cambierà e come?
Quali aziende reggeranno davvero allo tsunami “covid-19”?
Quali le strategie, le tecniche, gli strumenti che ci permetteranno di affrontare,
o, addirittura, di cambiare in positivo, un momento che si preannuncia quantomeno “difficile”?
 
Indubbiamente quest’autunno 2020 si apre all’insegna della cautela. Che a guidarci sia la speranza, il desiderio o il far finta che il problema non esista, ciò che accomuna un po’ tutti è una certa aria di attesa. Un invisibile essere chiamato “covid-19” ha scompaginato per mesi la nostra esistenza; e viviamo ancora l’incertezza che possa fare ulteriori ingenti danni.
Riavvolgiamo per un attimo il nastro. A inizio marzo, è chiaro che il coranvirus sta mietendo vittime; l’Italia “si blocca”; è pandemia. La maggior parte della popolazione mondiale è costretta a stare a casa. E, da un giorno all’altro, cambia la scala di priorità dei bisogni, che diventa netta: al primo posto la salute, a seguire l’alimentazione e poi la necessità della relazione/comunicazione.
E in tutto ciò, il lavoro come si colloca?
Le aziende con business legati all’ambito medicale/farmaceutico e alimentare, e il loro indotto crescono, qualcuna addirittura a dismisura; così come le Organizzazioni capaci di re-inventarsi seguendo l’onda delle nuove esigenze. Eppure, contrariamente a quanto si possa pensare, le altre non restano ferme. Come le nostre città apparentemente vuote, ma piene di vita interna, esse brulicano. Come è possibile? Semplicemente è stato scoperto lo smart-working: si può lavorare stando a casa.
Una ricerca pilota di Cafiero Consulting, società che si occupa di Consulenza di Direzione e Formazione, svolta su un campione di cinquanta aziende piccole, medie e grandi, dà una fotografia attendibile e molto interessante su una serie di problematiche, colte nell’immediato a inizio pandemia.
Cinque le aree di indagine prese in considerazione:
1.    quanto le aziende erano preparate al lock-down, dal punto di vista tecnologico, organizzativo e culturale.
2.    cosa c’è di positivo e cosa invece di negativo in questo lavoro “a casa”.
3.    quali i cambiamenti quantitativi / qualitativi del lavoro. E quanto questo dipenda dal lock-down.
4.    come funziona la comunicazione organizzativa.
5.    una proiezione su “cosa succederà domani”.
E se da una parte i risultati mettono in luce che nel nostro paese non si era assolutamente preparati, da nessun punto di vista, soprattutto quello culturale, allo smart-working, che in questa fase si rivelerà essere più che altro un telelavoro, dall’altra gli imprenditori, i direttori e gli HR manager intervistati dichiareranno che in futuro intendo continuare, almeno in parte, con questa metodologia.
La scoperta per tutti sembra essere il fatto che le persone lavorano, altrettanto bene e a volte di più, anche stando a casa; e, secondo i loro responsabili, non solo perché c’è il coronavirus che le costringe al chiuso e attenua l’ansia. Crea proprio meno assenteismo.
Nel nostro confinamento c’è anche un altro elemento rilevante da cogliere. In questi mesi di forte coinvolgimento emotivo, situazione ideale per l’apprendimento, siamo costantemente martellati da un messaggio di importanza fondamentale: ‘‘stai a casa’’ … e così fai qualcosa per te e per gli altri.
Apparentemente semplice, questa frase ha un sotto-testo molto interessante: ognuno di noi può contribuire a fermare il “mostro” con i propri comportamenti. Non siamo i padroni della Terra, la natura ha dimostrato in molte situazioni che ci impiega pochissimo a riappropriarsi dei propri spazi. Eppure, l’input è chiaro: siamo i padroni di noi stessi. E possiamo far accadere le cose. Insieme. Una chiave di lettura che ci fa passare da soggetti passivi, che possono solo attendere inermi la fine della pandemia, ad attori che contribuiscono alla regia degli avvenimenti. Con le proprie azioni.
E durante il lock-down ci sono aziende che vanno oltre la produttività. Sono quelle che, più o meno consciamente, fanno proprio questo messaggio, riuscendo così a mantenere una certa stabilità o addirittura rafforzandosi, pur essendo ferme con l’attività.
 
E torniamo a oggi. Alla domanda principale che impegna il nostro futuro: quali aziende reggeranno davvero allo tsunami “covid-19”.
Dicevamo che lo smart-working si è rivelata un’ottima metodologia di lavoro: riduce i costi, motiva maggiormente il personale, permette di raggiungere ovunque e comunque il cliente, .... Eppure: da solo non basta. Innanzitutto, strutturare lo smart-working significa operare degli adeguamenti necessari, sia per quanto riguarda l’assetto strategico/organizzativo, sia sul piano gestionale, legale, ... Basti pensare alla contrattualistica; a quanto sia fondamentale avere in azienda le competenze idonee; a come cambia l’esercizio della leadership, dall’assegnazione degli obiettivi, all’ingaggio, al monitoraggio del lavoro svolto, alla misurazione e valutazione del risultato; … Nel processo viene coinvolto tutto quanto ruota dentro/intorno all’organizzazione: la logistica, i rifornimenti, la struttura fisica, …; i trasporti, la ristorazione, …
A questo, vanno, quindi, aggiunti: un pensiero strategico, la capacità di essere/sentirsi attivi e di prendere decisioni. Bisogna scrollarsi di dosso quel comportamento di attesa. Anche quando il marinaio ammaina le vele perché in piena tempesta, opera una decisione e non è mai fermo. Resta al timone e opera costantemente una verifica sull’imbarcazione e un ascolto delle condizioni del mare e del vento. Sono azioni che gli consentono di esercitare il controllo, perché ben sa che “o tu dirigi la barca o lei dirige te”. Comprende ciò che accade per pre-vedere e orientare ciò che succederà.
Diventano -allora- chiare le linee guida per le Organizzazioni che sanno gettare le basi del loro successo.
 
Su questi temi, Ines Cafiero di Cafiero Consulting, Daniela Garbelli di Sintex Selezione, Roberto Diaferia di NOVA Cons e Massimo Davi di Studio Legale Davi hanno costituito un gruppo di studio per trovare soluzioni funzionali alle Organizzazioni che intendono affrontare in modo attivo la sfida che il mercato propone in questo momento.
Vi anticipiamo qui, la regola fondamentale: si impara a costruire il proprio futuro. A volte col supporto e l’aiuto di chi sa farci da specchio. Si comincia comprendendo che questo ha le sue radici nell’oggi e nell’azione
In una scala di priorità quattro gli step essenziali: la creazione di piani strategici; un assetto organizzativo idoneo e le competenze realmente necessarie a raggiungere l’obiettivo; la conoscenza delle regole “legali” che disegnano la strada percorribile e scevra di pericoli. E a ciò va aggiunto un nuovo modo di operare, dove il management ha chiaro il suo ruolo propulsore e cura davvero l’engagement.
Nei fatti significa imparare a cogliere l’opportunità per ripensarsi, per captare le esigenze degli altri, per rafforzare e/o riprendere relazioni, per “offrire” consulenza per fidelizzare, durante e nel poi, i clienti. Significa acquisire la capacità di vivere il momento fortemente sfavorevole senza perdere di vista l’elemento che porterà vantaggi. Significa esserci, quali protagonisti.
Per un confronto sulle problematiche elencate, compresi i risultati della ricerca, i referenti del gruppo di lavoro svolgono webinar gratuiti a cui si può accedere inviando una mail a info@cafieroconsulting.it per l’iscrizione.
 
About us:
Lo Studio Diaferia nasce nel 1997 dall´attività professionale del Dott. Roberto Diaferia, consulente tecnico del Tribunale di Milano, iscritto all’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Milano ed all’Albo dei Revisori Legali.

Dal 1998 lo Studio è partner fondatore dello Studio Associato Legale Tributario e del Lavoro, un’associazione professionale con sede a Milano e Varese di cui fanno parte legali, consulenti del lavoro e commercialisti.

L’attività professionale è supportata da una rete di società collegate in grado di fornire servizi di contabilità, anche per aziende di dimensioni medio-grandi, amministrazione del personale, sicurezza del lavoro, privacy e controllo di gestione.

L’elevata competenza professionale del titolare e del personale costituisce un elemento particolarmente apprezzato dalla clientela dello studio che trova sempre una veloce e precisa risposta sia alle problematiche di carattere strategico, sia ai più piccoli problemi giornalieri la cui risoluzione tardiva spesso ostacola il fluire delle attività ordinarie di un’azienda.

Lo Studio Diaferia è in grado di affiancare il cliente sin dalla fase di messa a punto del progetto imprenditoriale, fornendo supporto per la scelta della forma giuridica in cui esso verrà sviluppato, il regime fiscale, la struttura organizzativa e la pianificazione aziendale.

La capacità dello Studio di fornire assistenza sia nel campo amministrativo e fiscale, che in materia di lavoro, cui si aggiunge la possibilità di confrontarsi con estrema facilità con avvocati e ingegneri su tematiche interdisciplinari, consente un supporto a 360° all’imprenditore che si trova così ad avere un unico interlocutore in grado di assisterlo nella fasce nascente di un progetto.

L’attività dello studio si esplica nelle seguenti aree di attività:

Consulenza societaria
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Consulenza del lavoro
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